mercoledì 6 maggio 2015

La luce in fondo al tunnel sta dietro a una curva

Come figure creative spesso attraversiamo una gran quantità di stati d'animo racchiusi in intervalli di tempo anche piuttosto brevi.

Ovviamente ci sono tante sfaccettature ma grosso modo credo si possano racchiudere in questi tre filoni principali:

- Il momento della spensieratezza creativa e del benessere
- Il momento della depressione (faccio schifo, non migliorerò mai, tutti sono più bravi di me, ecc ecc.)
- Il momento dell'incertezza e del dubbio.

Per quanto il momento della depressione sia brutto e ci faccia stare male sempre, se siamo stati in questo ambiente abbastanza a lungo abbiamo imparato due cose:
UNO - viene ciclicamente e, altrettanto ciclicamente passa. Così, anche se una voce dentro di noi ci dice che non c'è speranza ce n'è un'altra che ci ricorda che la luce in fondo al tunnel di solito sta dietro ad una curva, per questo non la vediamo. Basta aspettare.
DUE - nessuno ci può aiutare a parte noi stessi. Non fraintendetemi, avere qualcuno vicino che ti coccola emotivamente facendoti coraggio è importantissimo e ci aiuta a sentirci amati in un momento in cui a volte nemmeno ci sembra di meritarcelo (si, siamo un po' degli inconsapevoli adora-drammi). Ma il punto è che quando siamo così depressi l'unica soluzione è alzare il fondoschiena e affrontare le nostre paure: continuare a lavorare anche se pensiamo non porti a niente, mandare portfolio a potenziali datori di lavoro anche se temiamo di non essere all'altezza, far vedere le nostre cose a colleghi e professionisti competenti anche se ci vergogniamo come ladri al pensiero di quel che potranno pensare e dire del nostro lavoro. Questo fa anche sì che gli unici a poter veramente fare qualcosa per uscire da questo stato di frustrazione nera siamo noi e nessun altro.

Una volta che sai queste due cose non ti resta che procedere per tentativi. Un po' come quando ti devi rialzare da un divano particolarmente molle o come quando devi uscire dalla piscina passando per il bordo e non dalla scaletta: se i tuoi muscoli sono allenati in uno o due tentativi sei di nuovo in piedi. Se sei alle prime armi magari saltellerai goffamente per un po', prenderai panciate a bordo piscina o dovrai fare strane acrobazie aggrappandoti al bracciolo del divano ma alla fine ne uscirai lo stesso.

Sapendo che se ne esce è più facile perseverare nel tentativo di tirarsi su, anche quando è stancante.


Il momento dell'incertezza è un po' più bastardo. Si può manifestare con o senza depressione al suo seguito e ci getta in uno stato confusionario. Ci sembra di non conoscere la nostra identità, non sappiamo se abbiamo scelto la giusta via, iniziamo a dubitare di tutto quello che facciamo e che abbiamo fatto. Ci chiediamo se forse, ad un certo punto della nostra vita non avremmo dovuto prendere la svolta B anzichè la A. Ci chiediamo se stiamo facendo troppo o, al contrario, troppo poco.

La risposta a questo momento di confusione è una temporanea apatia che può essere più o meno grave a seconda se c'è un lavoro in corso o no (anche se di solito tende a manifestarsi quando non stiamo lavorando, probabilmente perchè il nostro cervello non è sotto pressione e quindi si prende del tempo per farsi domande esistenziali).

Anche qui la cosa di solito segue uno schema che può variare ma resta sostanzialmente sempre lo stesso:
- Ci si mette in discussione.
- Non si riesce a fare più nulla.
- Si prova a fare qualcosa di diverso o ad affrontare dei dubbi.
- Si comincia finalmente ad uscirne.

La cosa interessante è che di solito, al contrario dei periodi di depressione che sono solo più o meno stancanti e basta, questi periodi hanno invece "un lieto fine". Aver messo in discussione quelle che prima erano certezze o quanto meno routine, aver pensato a possibili soluzioni e piani alternativi, aver messo in pratica qualche nuova idea, solitamente sono tutte cose che preludono ad un nuovo inizio, piccolo o grande che sia.
E spesso è proprio quello di cui avevamo bisogno.

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